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Prime Esperienze

“Halania a 90° – Pianto e Godimento”


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
16.09.2025    |    4.128    |    0 8.5
"Mi spingo ancora più dentro, duro, violento, finché non vengo con un grido che scuote tutto l’hotel..."
La notte a Copacabana ha un odore diverso. È un miscuglio di mare, sudore e desiderio che ti entra nelle vene e ti fa sentire vivo. Dalla finestra della camera d’albergo al ventesimo piano si vede il lungomare, le luci, le onde che sbattono sulla sabbia come un respiro affannato. Io e Halania siamo lì, in quell’hotel che sa di lusso e di peccato, chiusi dentro una stanza che presto diventerà il nostro campo di battaglia.

Lei cammina scalza sul pavimento lucido, con il culo che ondeggia sotto un vestito leggerissimo. Quel culo che so già sarà la mia ossessione stanotte. Mi guarda, sorride con malizia e si piega appena verso il letto, mostrando la curva perfetta delle sue natiche. Il messaggio è chiaro: il suo corpo non vuole rispetto, vuole essere preso, spaccato, usato.

Il caldo è soffocante, eppure sento brividi. Mi avvicino da dietro, la afferro ai fianchi con forza e la piego sul materasso bianco immacolato, che presto non lo sarà più. Le mani affondano nella sua pelle calda, il profumo dolce e sudato del suo corpo mi invade. Lei geme piano, ma quando il mio cazzo duro si appoggia al suo culo, il gemito diventa un misto di paura e desiderio.

La preparo con le dita, veloci e sporche, mentre le parlo all’orecchio: “Stasera il tuo culo è mio, Halania. Qui, a Copacabana, urlerai e piangerai finché non ti spezzo.”
Lei non risponde, ma il suo corpo sì: trema, si apre appena, pronto a ricevere il mio assalto.

Spingo. Il primo affondo è una lama: lei piange, morde il cuscino, stringe le lenzuola con le unghie come se volesse strapparle. Io non mi fermo. La voglio sentire così, piegata dal dolore che si trasforma in piacere. La tengo per i capelli, la tiro indietro mentre la sfondo con colpi sempre più forti, fino a che il suo culo non cede e mi inghiotte.

Il rumore del mare fuori si mescola ai suoi gemiti. È un concerto animalesco: le sue urla soffocate, i miei colpi che rimbombano nella stanza, lo schiocco della mia pelle contro la sua. Ogni spinta la fa piangere, ma ogni lacrima la porta più vicina al piacere.

“Piangi, Halania, piangi per me,” le sibilo, mentre la scopo senza pietà. E lei piange davvero, con la faccia bagnata e la voce spezzata, ma il suo culo si stringe intorno al mio cazzo come una morsa, tradendo il piacere che la sta devastando.

Il letto scricchiola, i cuscini cadono a terra, e io continuo a martellarla, più forte, più profondo. Il suo culo diventa il protagonista assoluto: rosso, segnato, lucido di sudore e di sborra che cola lungo le cosce. Io la marchio, la possiedo, la spezzo senza rispetto.

Il piacere monta come un’onda dell’oceano: sento la sborra pronta a esplodere. Mi spingo ancora più dentro, duro, violento, finché non vengo con un grido che scuote tutto l’hotel. La mia sborra la inonda, riempie e sporca, schizza sulle lenzuola, sul suo culo teso.

Lei crolla sul letto, esausta, con le lacrime e il sorriso insieme. Io la guardo, e so che non basta. La prendo di nuovo, senza darle tregua, per un secondo round più lento ma ancora più perverso. Non c’è rispetto, solo un ritmo animalesco che continua fino a farci esplodere entrambi.

Quando finalmente ci fermiamo, fuori le onde di Copacabana battono ancora, ma dentro la stanza c’è solo il rumore del nostro respiro spezzato e il letto sfatto. Halania è distrutta, il suo culo segnato e bagnato, e io so che in quell’hotel resterà per sempre l’eco dei suoi gemiti.
Il suo corpo è distrutto, il culo segnato, le lacrime miste al sudore. Io la guardo con il petto che ancora brucia, il cazzo duro nonostante due venute bestiali. Lei si gira lentamente, si inginocchia sul letto, i capelli spettinati che le incorniciano il volto e gli occhi lucidi che sanno di resa totale.

“Non ho finito con te, Angelo…” sussurra con la voce roca, e si piega su di me.

Le sue labbra calde si chiudono attorno al mio cazzo sporco del suo stesso piacere. È un pompino selvaggio, disperato, pieno di gemiti e succhiate profonde. Halania geme con la bocca piena, le lacrime che continuano a colarle sulle guance mentre mi ingoia fino in fondo. Io la prendo per i capelli e la guido, duro, senza darle tregua.

Il rumore della sua bocca che scivola su e giù, il gorgoglio, il respiro spezzato: tutto si mescola al suono lontano dell’oceano. Mi guarda dal basso con gli occhi lucidi, come a chiedere la mia sborra come ultimo premio.

Io non resisto. La spingo fino in gola e quando esplodo, la sborra mi parte con violenza, riempiendole la bocca e colando fuori dai lati sulle sue labbra e sul mento. Halania non si ferma: ingoia, succhia, lecca anche le ultime gocce, sporca e felice, devastata e appagata.

Crollo all’indietro, esausto, mentre lei resta lì, con la bocca che ancora pulsa di piacere e il sorriso sporco di sborra. A Copacabana, tra le urla del mare e il letto sfatto, so di aver vissuto la notte più senza rispetto e più goduta della mia vita.
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